1. Preparativi
I colleghi di Charlotte, con cui ho accettato di andare a cena, non sanno nulla del rapporto
speciale che, è proprio il caso di dirlo, ci
lega. Per loro Charlotte è un chirurgo, anzi un capo chirurgo. Qualcuno che prende decisioni vitali in un attimo, che comanda i suoi collaboratori con autorità e che esige da loro un impegno ed una devozione senza falle. Certo non possono immaginarla come l'ho vista io tante volte. Umile, sottomessa ed implorante. Le membra strette dalle mie corde e il corpo segnato dalla mia frusta.
Non possono certo sospettare che la stessa persona che da loro ordini, aspettandosi di essere ubbidita in tutto e per tutto senza esitazioni, sia in realtà un'umile schiava, sottomessa al volere di colui al quale ha ceduto ogni potere sulla propria vita.
Se potessero vederla ora, nuda e in ginocchio, ne sarebbero certo sconvolti, e più sconvolti ancora sarebbero se sentissero le sue parole sussurrate: «
Cosa volete che io indossi, mio Signore?». In effetti, nessuno di loro sa che la recente evoluzione nel suo stile è frutto del fatto che anche nel suo abbigliamento Charlotte mi ha ceduto ogni controllo.
«
È la serata giusta per il tailleur nuovo», le dico. «
Vallo a prendere, e prendi anche la camicetta bianca». Ammiro la fluidità da gatta con cui si alza senza aiutarsi con le mani, il modo in cui si muove avviandosi verso l'armadio. Quanta fatica mi è costato, e quanto dolore è costato a lei, apprendere a muoversi così: piccoli passi rapidi, le braccia abbandonate morbide lungo i fianchi, la testa alta… L'incedere sinuoso di una gatta.
Apre l'armadio e prende ciò che le ho detto: una gonna stretta blu, che indossata arriverà poco sotto il ginocchio, una giacca di taglio maschile dello stesso colore ed una camicetta bianca. Abiti perfetti per cenare con i propri colleghi e sottoposti. Ma allo stesso modo in cui la sua autorità professionale è solo una vernice sulla sua natura di schiava, così l'abito è solo una maschera destinata a nascondere la vera Charlotte.
Gli abiti scelti sul braccio, Charlotte si volta e, esitando, mi chiede «Non volete che io indossi biancheria, mio Signore?». Sorridendo le rispondo «Prendi solo le auto reggenti bianche piccola, al resto penso io». È visibilmente perplessa ma, ovviamente, non esita e fa come le è stato detto.
Visto di fronte, lo spettacolo di Charlotte che cammina è ancora più piacevole. I suoi seni, piccoli e sodi, si muovono in modo delizioso, la testa leggermente girata verso destra mostra il volto di tre quarti e il fatto che il suo sguardo sia basso come si conviene, non nasconde i suoi spettacolari occhi verdi.
«Posa gli abiti sul letto ed aspettami» le dico alzandomi ed avviandomi verso il mobile sul quale ho deposto la mia
borsa delle meraviglie. Quando mi volto, ho nelle mani due matasse di corda nera in cotone.
Mi avvicino a Charlotte, che è in piedi vicino al divano su cui ha poggiato gli abiti, poggio una delle matasse vicino agli abiti e sciolgo l'altra. «
Girati», dico a Charlotte. Lei obbedisce e mi gira la schiena. Piego in due la corda e la giro intorno al suo torace, subito sotto i seni. Due giri rapidi, stretti quel che basta perché non scivolino. Incrocio la corda dietro la sua schiena e giro altre due volte attorno al torace, questa volta subito sopra i seni. Il suo bel seno è stretto così tra le corde. Un passo idietro e ammiro la mia opera. Altro che wonderbra, nulla batte uno Shinju ben fatto. I seni stretti tra le corde sono alti e orgogliosi e i capezzoli, stimolati, sono turgidi ed eretti.
«
E adesso, le mutandine», dico prendendo la seconda matassa e sciogliendola. Sempre con la corda doppia, faccio due rapidi giri attorno alla vita, subito sotto l'ombelico. Un semplice nodo davanti ed ho i capi che pendono davanti. Li faccio passare tra le cosce e tiro in modo che passino tra le grandi labbra e che i nodii che vi ho fatto poggino esattamente uno sul clitoride, l'altro sull'ano. Passo i capi sotto i giri di corda attorno alla vita e li assicuro con un semplice nodo. «
Fai un giro», le dico «
voglio controllare che tu ti possa muovere». Sempre obbediente, Charlotte fa un giro per la stanza. Quando torna vicino a me, controllo che le corde non si siano spostate e che non stringano troppo. In definitiva dovrà tenerle addosso per varie ore.
«
Ecco la biancheria che ti meriti, piccola» le dico. «
Ti piace?» Charlotte ha una luce di piacere negli occhi mentre mi risponde «
Sì, mio Signore! È bella ed anche piacevole da portare…».
«
Vestiti, ora», le dico.
La guardo mentre esegue il mio ordine con vivo piacere. Pochi lo capiscono, ma guardare una donna che si veste può essere altrettanto erotico che guardarla svestirsi. Mentre infila la gonna le sue dita sfiorano la corda del sukarambo e la vedo rabbrividire.
«
Vieni qui» le dico dopo che ha indossato gli abiti. Controllo che la corda non si veda, la bacio sulle labbra e dico «
Andiamo».
(1. continua)